Fashion

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13 December 2016

Dov’è finito lo stile italiano?

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Quest’estate stavo parlando dell’Italia con una ragazza danese in vacanza a Milano, era stata nel nostro paese già diverse volte. “Cosa ti piace dell’Italia?”, le domandai. Paesaggi, monumenti, arte e cultura naturalmente e mi rispose anche: “Siete sempre così eleganti”. “Davvero?”, le chiesi, “Pensi ancora che siamo eleganti?”. Io che trovo gli scandinavi l’esempio del nuovo buon gusto. Però stavamo bevendo – io un succo di frutta, lei un cappuccino alle due di un pomeriggio afoso di luglio – da 10 Corso Como e guardandomi intorno in quel momento in effetti potevo pensarlo anch’io. Che noi italiani conserviamo ancora quell’eleganza innata, quella grazia e quella voglia di divertirci di cui mi parlava con entusiasmo la mia amica danese.

Il fatto è che uscita dalla bolla ovattata di piante di quel giardino non è che lo pensi invece molto spesso. Che siamo eleganti. Che le donne italiane vanno a fare la spesa come le immaginano gli stranieri, coi tacchi alti e un look perfettamente curato, che urla “Dolce Vita” da ogni fibra: non lo ritrovo nella realtà quotidiana. Non sto parlando di andare in giro coi tacchi, non è più quello ormai il simbolo dell’essere “vestite bene” oggi e non sto parlando neanche dell’ambiente “moda”, che ogni tanto mi capita di frequentare. Lì dove tutto si regge proprio, tra un “ciao cara” e l’altro, nell’osservare e pugnalare alle spalle la cara di turno in base a ciò che ha addosso mentre si sorseggia un cocktail rosa dal nome esotico. Lì sono sicuramente la peggio vestita, non munita di nessun pezzo forte della stagione corrente (preferibilmente della prossima) e quindi già bollata come outsider.

Sto parlando di quando cammino per strada, di quando salgo sulla metropolitana. E vedo mucchi di jeans elasticizzati smollati e giacche di poliestere. Di sneakers sporche e scarpe in poliuretano. In questa massa omogenea nella sua impersonalità spunta qui e là una signora advanced con i capelli perfettamente in piega, il cappotto di cashmere, le scarpe lucidate e la borsetta con il manico adagiata in grembo. Sì, le signore agées che la dolce vita l’hanno vissuta conservano ancora tracce ben visibili di quello stile italiano che tanto affascina gli stranieri. Ma le altre?

È un problema di denaro? Sicuramente, certo. Uno stipendio medio di oggi sarà probabilmente la metà di uno di quelli del nostro passato recente. Eppure lo si spende per una borsa firmata. Che costa quell’intero stipendio. Una borsa firmata (anche di plastica) che non modifica però l’equilibrio scadente del risultato finale. Dov’è finito lo stile italiano? Quell’eleganza e quella femminilità sottile o prorompente ma sempre giusta. È ormai anche questo territorio esclusivo dei soldi? Eppure quando guardo i vecchi album fotografici dei genitori di qualsiasi amico, di qualsiasi status sociale, vedo famiglie al pranzo di Natale ben vestite, vedo maglioni di lana spessi, vedo abitini estivi di cotone ricamati gonfiati dal vento sulla spiaggia, sandali che resistono immacolati per sei pagine di foto. Quand’è che abbiamo perso tutto questo? Il made in Italy è patrimonio dei designers e non più degli italiani? L’abbiamo lasciato scivolare via dalla nostra vita di tutti i giorni?

Risucchiato dalla tentazione (o dalla necessità) di un cartellino del prezzo che consacri una maglietta come un bene di consumo da 10 Euro. È colpa del fast fashion? La possibilità di avere tutto a portata di mano, di avere a disposizione questa scelta immensa alla fine non ci fa più scegliere. Ha indebolito la nostra volontà creativa e soffocato il nostro gusto personale. Ci si rifugia in un paio di jeans scadenti. Sicuri e tranquilli come un porto in una tempesta di stimoli continui. Tanto poi si possono sempre sostituire con un altro paio. Nuovo e ancora uguale.

 

risoamarob

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15 comments

  1. Bel post!
    Io credo che la causa sia un mix tra pigrizia ed effettiva impossibilità di trovare capi di buona qualità. Anche evitando le catene come Zara (cosa molto difficile, perché è vero che Zara offre capi simili a quelli che vediamo sulle riviste, su instagram addosso alle fashioniste a un decimo del prezzo), io personalmente non riesco a trovare facilmente dei pantaloni, dei cappotti, dei maglioni che siano 100% cotone o lana ecc. E’ necessaria una continua ricerca e del tempo soprattutto che effettivamente non abbiamo. Io compro da anni da Zara (o Benetton) e mi sono resa conto che la qualità si è veramente abbassata. Per dire, anche Terranova di 10 anni fa faceva magliette 100% cotone, adesso è difficilissimo trovarne. Per questo mi sto convertendo al vintage (e agli armadi delle nonne) :)

    MariaL Reply
    • Hai ragione, anch’io sono sfinita dalla continua ricerca di capi che siano 100% cotone o 100% lana e che sono ormai un’eccezione. Online almeno la ricerca in questo senso è più veloce. E’un problema di produzione. Solo che se non cambia qualcosa dal basso loro vanno avanti così. Anch’io sto tornando al vintage o al second hand che avevo abbandonato da qualche anno.

      Erica Blue Reply
    • Grazie!

      Erica Blue Reply
  2. io credo che non avvenga solo in Italia: negli anni 30-40-50, ancora non esisteva quel “pronto moda” di massa che permette oggi a chiunque di comprarsi un vestito, anche quello più brutto… All’epoca, vi erano le sarte. Di quelle che lavoravano a mano, con materiali nobili, naturali, e che seguivano delle regole strette di sartoria…E comprarsi un vestito, una camicetta, era un atto molto pensato e ripensato, addirittura un investimento, e il capo di vestito veniva conservato per anni… Ma ora che la sartoria è scesa per strada, nei negozi più brutti che imitano o creano di tutto, speso “usa e getta”, per forza ormai è il cliente a far la regola del (pessimo) gusto, mentre prima in un certo modo “decideva” la sarta… entro i limiti delle proprie regole di sartoria. Io avevo una nonna sarta in quegli anni: beh aveva serbato, fino agli anni 80-90, queste regole in testa sicché lei controllava tutto quanto compravamo io e mia sorella, giudicando con aria disgustata appena vedeva una stoffa che si potesse stropicciare o una brutta piega a destra o a sinistra…

    jicky Reply
    • ESATTAMENTE.

      Erica Blue Reply
  3. Ogni tanto si vede ancora qualcuno che non segue la massa ma sceglie la qualità. Credo avvenga più fuori Milano, dove resistono negozi con un po’ di personalità e ci sono poche catene di abbigliamento low-cost. O qualche nonna che da buoni consigli :-)
    Le cose sgualcite sono terribili, o quelle di pessimi tessuti… Mia madre ha un armadio che a me pare immenso, perchè non ha vestiti che si rovinano, e i miei più belli li rubo a lei! Tutto made in Italy, con cose anche trovate sul mercato non solo Luisa Spagnoli, resistono nel tempo.

    Valeria Reply
    • Esatto, e quanto è bello e personale una armadio così?!

      Erica Blue Reply
  4. Queste foto sono stupende, cosa darei per incrociare queste donne oggi! Mi sono spesso fatto le stesse domande di te, le risposte sono numerose, ma sono sicura che ce ne sono ancora altre. Certamente la voglia di quantità ha ucciso la ricerca della qualità. Una cosa che mi stupisce è la poca sensibilità delle giovani donne di oggi alla qualità del tessuto e alle finiture. Un capo viene giudicato per il taglio e il colore, con poca attenzione al tessuto e ai dettagli sartoriali, eppure sono indispensabili all’eleganza! La sparizione delle sartoria è stata fatale allo stile. Penso anche che la TV faccia molto male alla moda, così come il fatto che molta gente segue e copia le nuove ricche e non più le eleganti, di cui i codici sono più distanti e meno comprensibili di quelli delle arrichite.
    Tutto ciò però non spiega la mia più grande domanda: ma perché tutti intorno a me indossano dei jeans tristi e un piumino orrendo? Vogliono farsi pesare ancora di più la tristezza e la bruttezza del profondo inverno, deprimersi per il piacere appena si alzano dal letto? Sarà pigrizia, insensibilità, però la nostra generazione così vanitosa è a questo punto disinteressata e preferisce stare comoda? Mi sembra poco coerente. Sarà che trova i jeans tagliati male e i piumini di plastica belli? Boh, vado ad intervistare delle belle ragazze vestite male e ti faccio sapere!

    L'armadio del delitto Reply
    • Concordo su tutto Cécile. La sartoria faceva bene allo stile quanto gli arreca danno la tv oggi… E appunto come si fa a volersi bene tra jeans che ti stanno malissimo e sono tristissimi e piumini orrendi di plastica?

      Erica Blue Reply
  5. Ciao stella. Bellissimissimo post. Sono figlia di una sarta e ho l’imprinting del “ben fatto” e del “bella stoffa”, oltre che la passione per tutto ciò che è moda, vestiti e annessi e connessi, anche se poi compro (anche) da Zara. Condivido il commento sopra di Mariel, è vero, si è praticamente costretti a ad una continua ricerca, la ricerca del “bello”, e ben venga la ricerca, anche se spesso deludente. Perché, aggiungo, è sempre, dico sempre, questione di gusto, non di soldi e purtroppo il gusto si è tremendamente abbassato. Basta guardarsi in giro, come dici tu, nella vita quotidiana, o pensare alle borse taroccate. So che suona snob, ma la gente andrebbe anche “educata” al bello, invece oggi la cultura dominante segue altre strade. Baci.

    La Zietta Reply
    • Quanto è vero, quanto servirebbe l’educazione al gusto. al bello, alla qualità della vita! E a pochi interessa più, una cosa che mi rattrista sempre moltissimo.

      Erica Blue Reply
  6. Quanto è vero : cresciuta tra stoffe pregiate e bottoni e guarnizioni (mamma si divideva tra il lavoro di costumista e quello di ricamatrice per una magnifica casa di moda romana )…l’ossessione di toccare e avere un bel tessuto o un bel filato addosso….quasi impossibile ormai. E allora dopo anni di Zara &Co.ho deciso che il maglione a trecce di pura lana sferruzzato quando avevo 12 anni , dopo 30 è davvero un tesoro.

    Luana Reply
    • Quanto lo è! E oggi vorrei non avessi dato via un sacco di cose di mamme e nonne, sob!

      Erica Blue Reply
      • Eh sì …ancora mi sta’ d’incanto !

        Luana Reply

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