Blue Notes

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18 febbraio 2016

Panico a Fashion Week City

fashion-panicoCome vi dicevo ho ricominciato a leggere articoli di moda sui siti di settore. E quale momento migliore: sta succedendo di tutto nella moda in questi primi mesi dell’anno. Avevo anche pensato di linkarvi alcuni articoli che fanno riflessioni su questo periodo di grande fermento, di grandi cambiamenti e di grandi interrogativi.

Poi sono arrivata a raccoglierne più di una decina, ognuno con un tempo di lettura di minimo 5 minuti. E anche da qui è partita questa riflessione: chi ha tempo di leggere tutti questi articoli? Oltre a chi lavora nel settore o chi ha davvero tanto tempo libero, chi è davvero interessato a leggere del “cosa ne sarà di noi?” di stampa specializzata, buyers e altri fashionisti preoccupati del proprio futuro (economico)? In ogni caso questo – in micro pillole da mezzo grammo – è ciò che sta facendo parlare, drizzare i peli sulle braccia al fashion system e a far lavorare le tastiere come ruote da criceti.

Raf Simons lascia la direzione di Dior dopo tre anni. Il motivo pare sia anche l’eccessiva pressione sulle vendite che subiva. Seguono altri abbandoni e giri di poltrone di stilisti dei quali ancora aspettiamo di sapere come verranno posizionati nelle case di moda.

– Pochi giorni fa Burberry annuncia, seguito poi da Tom Ford, Tommy Hilfiger e Proenza Schouler, una rivoluzione nella vendita delle proprie collezioni: gli abiti in sfilata saranno disponibili all’acquisto subito dopo la sfilata. Senza aspettare sei mesi.

Vetements fa ancora di più annunciando la sua sfilata, donna e uomo insieme, anticipata già a gennaio (ovvero prima delle Fashion Weeks ufficiali).

– Qualche giorno fa Kanye West ha presentato la sua terza collezione a New York con un concerto live da 18.000 persone. Prezzo del biglietto: 135 dollari.

Hedi Slimane per Saint Laurent sfila a Los Angeles (quando mai?) con tanto di affissione di centinaia di manifesti in giro per la città.

In sintesi: Cambiamenti estemi. E a quanto sembra ognuno comincia a fare un po’ come gli pare. La stampa è nel panico. E’ tutto un sì ma eh però. Perché nessuno sa dove si andrà finire di questo passo. Cosa succederà mai alle nostre Fashion Week? Cosa succederà ai nostri posti lavoro? Cosa ne sarà dei bei vecchi tempi?

Ah, e come dimenticare MSGM (dall’Italia) che ieri ha annunciato il divieto di scattare foto e soprattutto INSTAGRAM alla sua sfilata che si terrà tra qualche giorno a Milano. Deve restare tutto segreto, shhhhh. Chissà perché questa dichiarazione non ha gettato nel panico nessuno. Magari perché è una presa di posizione semplicemente anacronistica (visti i tempi e viste le altre).

Ma dicevo: che ne sarà di noi? E forse voi state pensando “ma di noi chi”? Ecco, perché a un certo punto l’ho pensato anch’io. Tutti questi articoli, tutto questo fervore, tutto questo allarmismo, tutte queste grandi novità. E la gente domani esce e va a comprare da Zara. Come sempre.

It is as if brands are more concerned with the sexy social numbers and column inches rather than making sure their customer can even BUY the red dress that got the most regrams on their Instagram“. [via wgsn] ovvero “Pare che i brands siano più interessati ai sexy numeri dei social e alla battute degli articoli piuttosto di accertarsi che i propri consumatori possano quantomeno COMPRARE quell’abito rosso che ha avuto tanti regram sul loro Instagram”.

Questa è la frase che mi ha fatto riflettere più di tutte tra i fiumi di inchisotro digitale che ho letto in questi giorni. Che ormai la classe media (scusate il termine retrò) non esiste più, neanche per il fashion system. C’è chi continuerà a fare sacrifici per comprarsi una IT-borsa e una IT-scarpa (che quasi mai ha disegnato il designer della maison) ma i VESTITI restano fuori dai giochi. Il potere d’acquisto “medio” è fuori dai nuovi interessi. Che sono quelli di una camicia in poliestere venduta a 400 Euro per i nuovi ricchi mercati. O meglio 100 camicie in poliestere, 4 volte l’anno.

Lidewij Edelkoor, trend forecaster di fama mondiale e molto critica verso il fashion system attuale che ha definito “già morto”, ha dichiarato in un’intervista a un quotidiano tedesco*: “L’avere troppa scelta in futuro diventerà sempre meno attraente. Già oggi i giovani designer producono solo collezioni molto piccole. Le persone vogliono possedere meno, questo ridà loro un senso di libertà“.

Per me è esattamente così. Rivoglio il mio senso di libertà. E non quello di frustrazione perché non riesco ad avere tutto. In questo mare di over produzione, di imput continui mi è tornata la voglia di comprare vintage. Non mi succedeva da 10 anni.

 

 

* Testo originale dell’intervista: “Zu viel Auswahl wird in Zukunft immer unattraktiver werden. Schon heute produzieren die jungen Designer nur noch kleine Kollektionen. Die Menschen wollen weniger besitzen, das gibt ihnen ein Gefühl der Freiheit zurück”.

Collage di copertina mio. Foto sfilate via wgsn.

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12 comments

  1. condivido il feeling…ultimamente appena entro in un negozio mi domando cosa diavolo ci faccia lì…
    linki gli articoli per favore? bello spunto, grazie :)

    xxx

    chiara
    • Se li recupero, in un momento di raptus ho cancellato tutto 😀 Comunque trovi articoli su Business Of Fashion, su TheCut del New York Times, su Vogue.com, praticamente qualsiasi sito di moda sta scrivendo di queste cose.

      Erica Blue
  2. davvero interessante! grazie per le micro pillole

    erika
    • grazie per averle lette :)

      Erica Blue
  3. grazie Erica!
    Ti citerò nella lezione di fashion business del prossimo lunedì!

    irene
    • ahah, bene!

      Erica Blue
  4. Erica, per favore, producile periodicamente queste pillole perché è una rubrica interessante per i non addetti ai lavori

    gynepraio
    • Ok, grazie, ci proverò!

      Erica Blue
  5. concordo in pieno! Ecco perché mi sono così tanto ritrovata nel metodo Marie Kondo e perché voglio pulire gli armadi di tutti… non abbiamo bisogno di così tanta ROBA!
    quanto alle news sulle sfilate, non me ne potrebbe importare meno, come dici tu chi non ha il potere di acquisto se ne frega di quando sarà disponibile un abito da 2000 euro che non si potrà mai permettere!

    giulia
    • appunto.

      Erica Blue