Blue Notes

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21 ottobre 2016

E se non fosse tutta colpa tua?

dear-santa

Quando ci capita qualcosa di negativo, un piccolo o magari anche un grande fallimento, qualcosa che non siamo riusciti a raggiungere nonostante i nostri sforzi – riflettevo su questo – ecco e se non fosse sempre e tutta colpa nostra?

Non parlo di non averci messo abbastanza impegno, di aver fatto le scelte sbagliate (capita a tutti) o di non saper fare autocritica pensando che qualcosa ci sia dovuto, pur non avendo le capacità effettive richieste. O come in Italia, la patria degli assenteisti e dei furbetti dove tutto e niente sembra mai essere colpa nostra. Dove la migliore strategia per risolvere i problemi è ormai quella di negare anche l’evidenza più lampante. Puoi sempre dire che “non ne sapevi nulla”, anche quando ti intestano una casa. Ma d’altro canto qui in Italia purtroppo non è neanche quasi mai merito tuo.

Ma non mi riferisco a questo bel vanto nostrano ma all’attitudine opposta che arriva dagli USA. Quella dei self-help, dei manuali di auto-aiuto, dei 5 consigli per migliorare la tua vita, la tua felicità, la tua carriera, la tua relazione. Credi nei tuoi sogni. Fai questo, non fare quello, stai attenta, mi raccomando impegnati e vedrai che risultati. Il potere è nelle tue mani. Ma siamo sicuri? Mettiamo che fai davvero di tutto, provi e riprovi ma poi alla fine non ottieni ciò che speravi. Devi sentirti in colpa tutte le volte? Lo devi considerare sempre un fallimento? E se la causa a volte fosse che il tuo capo, il tuo fidanzato, il tuo vicino di casa è semplicemente uno stronzo? O perché ti ritrovi un muro sul quale i tuoi buoni propositi e gli sforzi rimbalzano immancabilmente?

Altro esempio, gentilezza e buona educazione sono valori che mi sono stati inculcati (grazie mamma & papà, vi sarò per sempre grata!) e ai quali mai rinuncerò nella vita ma posso dirvi che in questa società non sono visti poi tanto di buon occhio. Essere gentili o preoccuparsi dei sentimenti altrui sono considerati quasi un segno di debolezza. Non insisto, non pesto i piedi a tutti, non mi comporto in un certo modo per ottenere quel lavoro o quella promozione? Beh, allora evidentemente non li volevo davvero.

Invece mantenere la parola data, spostarsi per far passare qualcuno, non invadere gli spazi altrui, alzarsi per far sedere qualcuno, non saltare la coda, parlare a voce bassa per non disturbare chi ci è accanto è tutta roba da perdenti. “Io sono meglio di te e non ho cura di te”, questo osservo tutti i giorni in the city.

Il sogno americano è un sogno bellissimo. Ma che si sta lasciando dietro scie (di cadaveri) e di insoddisfazioni personali per chi non si sente del tutto in sintonia con questo sistema. Non sei estroverso, ti vesti in modo differente, non te ne frega poi tanto del tuo aspetto esteriore, non hai voglia di “party everydayyyy”? Beh, ma allora ecco il problema, devi sicuramente cambiare e modificarti, ti dicono. E se fossero gli altri invece a dover sforzarsi un po’ per convivere e pacificamente con modi diversi di fare e di intendere la vita?

Qualche anno fa a una cena con diversi americani ho ricevuto un complimento per come “mangiavo composta a tavola” e questo detto da chi oggi scatta foto di street style per Vogue. Intendiamoci può avermi fatto piacere ma quello che per mia nonna era una delle regole base di educazione, e questo da quando a tavola c’erano giusto tre cipolle, ora è “strano” e meritevole di essere notato? Io noterei il contrario (e in effetti fateci caso, anche nei film, negli USA mangiano sempre con la mano sinistra penzoloni che ogni volta mi viene da dire “ma mettila sul tavolo quella cavolo di mano!). Perché le buone maniere oggi sono comunque old school e desuete (come questa parola).

Può risultare difficile riuscire a star bene con se stessi in una società dove tutto non è mai abbastanza, dove la cooperazione e la comprensione fra le persone non è richiesta né incentivata, anzi si punta sempre allo scontro e poi ad avere ragione a ogni costo. Dove quelli “vincenti” sono rappresentati tutti allo stesso modo, troppo spesso incuranti di tutto e di tutti perché “loro ce l’hanno fatta” e allora pare si acquisti il diritto di fregarsene di ogni altra cosa e contemporaneamente si perda il dovere di dare il buon esempio.

Per qualcun’altro “farcela” può avere significati diversi. Che non si misurano col conto in banca, col PIL, con la visibilità, coi social media, con tutti questi numeri. E la buona volontà è buona cosa ma no, non sono obbligata a sentirmi in colpa tutte le volte che non raggiungo un obiettivo, magari imposto dall’esterno.

 

[Foto copertina mia].

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5 comments

  1. Concordo con te su tutto. Credo che vivere bene in questa società che non ha più valori sia di fregarsene e continuare a mantenere i propri valori. Questo ci renderà sempre i migliori e saremo sempre in pace con noi stessi. Non è un buonissimo risultato?

    Paola
    • Sì, in pace con me stessa è un successo.

      Erica Blue
  2. Sono d’accordo!

    Edgar
  3. Sono in pieno “senso di colpa” da fallimento, non ancora compiuto in realtà, ma le probabilità di riuscita sono molto moooolto basse al momento. E’ interessante il tuo punto di vista, forse perché sono in piena fase di autocolpevolizzazione e non riesco a vedere “cause esterne” che abbiano portato a dove sono ora… Mi sembra che sia solo colpa mia e basta. E cercare al di fuori di me al momento mi sembra solo una scusa. Intanto il tuo post mi ha fatto riflettere. Grazie!

    Chiara :)

    Chiara
    • Certo dipende dalle situazioni, però portarsi dietro un fardello di senso di colpa in ogni caso non ti fa bene. Meglio liberarsene, se è successo la prossima volta andrà meglio.

      Erica Blue