Fashion

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3 aprile 2017

ISKO I-SKOOL™ – Come si produce un paio di jeans più eco-friendly?

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Alcuni giorni fa vi ho parlato della mia esperienza con ISKO ISKOOL™, ho partecipato a diversi seminari sul denim che mi hanno spiegato tutti gli step della produzione di un paio jeans. E che si può scegliere di produrre (e di indossare) jeans più sostenibili. Quando impari a conoscere anche le fasi di produzione di un capo penso che l’amore per gli abiti possa solo crescere. Se c’è bisogno di tutti queste fasi, di tante tecnologie e di persone per produrre il mio paio di jeans allora non intendo indossarli soltanto tre volte e poi buttarli via.

Il denim è un tessuto che si muove, vive e invecchia con noi”, ci ha spiegato Baris Ozden di ISKO. All’inizio i jeans erano fatti di tessuto jeans grezzo che invecchiava con l’uso. Le persone indossavano un paio di jeans per cinque, dieci anni o più, per una vita intera. Il tessuto blu scuro si scoloriva lentamente mostrando scoloriture che dipendavano da come ci si muoveva, si camminava o in che occasioni si indossava quel paio di jeans. I jeans erano considerati un “capo da lavoro” e i jeans raw ottenevano quel look vintage attraverso l’utilizzo personale e costante nel tempo. Oggi possiamo riprodurre quell’effetto vissuto anche in un paio di jeans nuovi. Il punto è però come lo otteniamo.

Perché stai indossando questo paio di jeans?”, a questa domanda spesso si risponde con “non lo so” o solo “perché mi piacciono”, ha raccontato Baris Ozden. Ma c’è molto di più da apprezzare in un paio di bei jeans fatti bene. Ciò che aggiunge valore a un jeans dal look vintage è che questo può essere ottenuto utilizzando modalità di produzione innovativi e più sostenibili. Un paio di jeans non è più solo un capo casual, lo sappiamo, è un messaggio e una presa di posizione del nostro gusto e della nostra concezione di “moda”. E oggi può rappresentare anche un’ulteriore presa di coscienza.

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I. DALLA PIANTA DI COTONE AL TESSUTO

Dalle piantagioni di cotone al tessuto in denim, come ci si arriva? Le capsule di cotone vengono raccolte nei campi per essere poi filate in morbidi fili bianchi. Le fibre passano attraverso diversi processi che consentono di ottenere un unico filo, di un bianco puro. Questi processi sono:

1 | SGRANATURA: separa e pulisce il cotone in modo da ottenere le fibre (tutte le parti del cotone vengono utilizzate, non c’è spreco in questo nell’industria).

2 | PETTINATURA DEL COTONE: il raccolto del cotone non è uguale tutti gli anni, il cotone deve essere uniformato perché le differenze possono avere un impatto sulla qualità dei filati. Per il denim in realtà si ricerca un filo “imperfetto” che è quello che conferisce al denim il suo aspetto migliore. Un tempo questa imperfezione era data da qualità naturali, oggi invece può essere riprodotta in maniera industriale.

3 | TINTURA: ciò che ha sempre reso i jeans così unici è il loro colore blu. Un tempo venivano tinti con il blu indaco naturale che oggi è stato sostituito da quello sintetico. Per la tintura c’è bisogno di ossigeno e di zolfo. La particolarità del tessuto di jeans è che il filo viene tinto di blu solo nella sua parte esterna, quella interna rimane sempre bianca. Questa caratteristica offre moltissime possibilità di creare finiture diverse, giocando col colore e decidendo la percentuale di blu vs di bianco si possono pianificare effetti diversi nella fase del washing.

4 | TESSITURA: per ottenere il tessuto denim dai filati c’è bisogno di speciali macchine per la tessitura. Itema, un’azienda italiana che produce queste macchine per aziende di tutto il mondo, ci ha spiegato che anche la tessitura ha già un impatto ambientale e sulla bellezza del tessuto in denim stesso. L’obiettivo qui è quello di risparmiare, acqua ed energia, mantenendo velocità e qualità del tessuto.

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Plus: ALTRE FIBRE INNOVATIVE

Quando pensiamo alla sostenibilità dei capi e dei tessuti spesso pensiamo solo al cotone biologico (che in realtà è solo una piccolissima parte delle piantagioni di cotone). Grazie al seminario di Lenzing ho imparato che esisteono anche altre fibre con cui produrre jeans (e altri vestiti). Modal e viscosa, ad esempio. E il LENZING TENCEL. Che cos’è? Si tratta di un tessuto realizzato attraverso fibre di cellulosa che derivano dagli alberi. Un tessuto più ecologico del cotone, non solo perché gli alberi si possono ripiantare con un programma rigido e strutturato, ma perché tutto il processo di produzione è sviluppato in maniera eco-friendly [per maggiori informazioni potete visitare il loro sito Carved in Blue]. Il tencel è perfetto per creare jeans. Conferisce loro più robustezza e contemporaneamente un effetto setoso. I jeans in tencel sono più morbidi, meno rigidi e più “idratati”, la loro minore ruvidità è perfetta anche per le pelli più sensibili. Il tessuto in tencel è inoltre compostabile e smaltibile in sole 8 settimane.

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II. DENIM WASHING E TRATTAMENTI

Il washing è ciò che conferisce colore, particolarità ed effetti vari ai jeans. In realtà la parola washing si usava a livello industriale fino agli anni Ottanta, oggi si parla di veri e propri “trattamenti” per i jeans. Ce ne sono diversi che ci ha spiegato l’azienda Wash Italia.

Resina: è un prodotto che può conferire al capo effetti tridimensionali che danno lucentezza e pulizia.

Scraping: La graffiatura è un processo manuale il cui l’autenticità del risultato dipende dalla sensibilità dalla persona che realizza i “baffi” sui jeans.

Stone wash: processo classico di lavaggio. Oggi si evita l’uso della pietra pomice che è stata sostituita in gran parte da enzimi. Con il processo chimico si ottiene un effetto più realistico, come quello del lavaggio a casa.

Broken ripped: anche la “rottura” è un processo manuale dove l’abilità dell’operatore consiste nello stramare i tessuti nei punti giusti. Repaired: consiste nel riparare le “usure” utilizzando il vecchio concetto del recupero dei capi.

Chemical spray: prodotti speciali si conferiscono al capo delle scoloriture.

Neutralization: processo durante il quale i reagenti utilizzati nello step precedente dello spray chimico vengono neutralizzati.

Old Color: si immergono i jeans in una soluzione di colore per dare un aspetto vintage senza alterare il suo blu indaco.

Screen print: è formata da due processi, uno studio grafico di un’idea e la relativa stampa grafica attraverso l’incisione dell’immagine su un telaio.

Spray Color: consiste nella personalizzazione del capo con effetti colorati e in pelle.

Mylar & foils: fogli metallici colorati o fantasie applicati attraverso pressature a caldo.

Final 3D efffect: dà al capo un effetto finale vissuto, come se fosse stato indossato.

 

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Tutti questi processi sono inquinanti. Per questo i brands dovrebbero cercare alternative più eco-friendly. Ho visitato TONELLO, un’azienda veneta di washing e di tintura dei tessuti che fa proprio questo: creare tecnologie che sono sicure, rispettano l’ambiente e consumano meno energia, meno additivi e un po’ meno di tutto. Immaginate la votra lavatrice, solo così grande da poterci entrare entro, è questo l’aspetto delle macchine per tingere Tonello. E le tecnologie che utilizzano sono: ECOfree, un risparmio del 50%-80% di acqua, nessuno additivo chimico pericoloso ed è una tecnica sicura per chi lavora e per chi indossa i jeans. Core Batik che crea effetti speciali como scoloriture mentre Lazerblaze pemette di creare tagli e rotture nel jeans utilizzando il laser, ovvero senza utilizzare sostanze chimiche, acqua e copn una grande flessibilità nella realizzazione.

III. L’ETICHETTATURA

Personalmente sono una fandel packaging e del graphic design. E l’etichettatura (“labeling“) è per i jeans ciò che il packaging è per altri prodotti. RECA GROUP, un’azienda italiana di etichette e di consulenza che lavora con alcuni dei più importanti brand di moda internazionali, ci ha spiegato l’importanza delle “etichette”. “Senza l’etichetta è soltanto denim. Con l’etichetta diventa un paio di jeans“. Uno degli esempi più noti del potere di un’etichetta è quello di Levi’s, che è anche ciò che ha contribuito a renderli così popolari: ci basta vedere la sottile striscetta di stoffa rossa sulla tasca posteriore e sappiamo che si tratta di un paio di levi’s. Non c’è neanche bisogno di leggere il nome del brand. Anche il ricamo sulla tasca è un segno destintivo di un paio di jeans, ogni brand ha il suo ricamo personale. Etichetta posteriore e ricamo sono i due elementi, forse più importanti, per riconoscere i jeans, anche se non gli unici. Devono esere sempre ben visibili, anche quando il jeans è piegato, ad esempio in negozio. Quando un brand sceglie le etichette deve fare atenzione che siano perfettamente lavabili – quindi si utilizzano etichette tessuto o pelle – ma si può anche fare una scelta diversa ad esempio scegliendo un materiale più sostenibile o riciclato.

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L’ultimo step della produzione di un jeans potrebbe essere quello di un’ulteriore personalizzazione o customizzazione. Ad esempio utlizzando cristalli Swarovski. Che possono essere cuciti o incollati sui jeans in modi diversi. Possono essere scelti in cenitnaia di forme e colori, con infinite possibilità nel design.
Spero che ora apprezzerete ancora di più i vostri jeans, hanno fatto una lunga strada prima di arrivare nel vostro armadio! E spero che possiate anche sceglierli con una consapevolezza diversa che vada oltre al “mi piace come mi stanno”.

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Foto mie.

Post in collaborazione con ISKO.

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