Blue Notes, Fashion

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19 maggio 2017

Ridateci la Moda

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Viviamo in un mondo di musica usa e getta, di musica da fast food senza contenuti, perciò penso che questa possa essere una vittoria per tutta la musica, per persone che fanno musica che realmente ha significato. La musica non è fuochi d’artificio, la musica è sentimento, perciò proviamo a cambiare e a riavere indietro la musica, questo è ciò che conta”. *

Queste sono le parole dette Salvador Sobral, il cantante portoghese vincitore dell’Eurovision Song Contest 2017, in diretta dopo l’annuncio della sua vittoria. La canzone non mi piace particolarmente, lo ammetto, ascolto musica diversa ma mi sono piaciute molto le parole di Salvador. Pronunciate davanti a 20 milioni di persone. Un ragazzo che invece di dire “OMG! Amazing!” aveva qualcosa da dire. Ha mosso una critica.

Sostituite la parola musica con moda. Ed è la stessa cosa. Voglio parlare di moda infatti. Vi ricordate il famoso maglione ceruleo indossato da Andy nel Diavolo Veste Prada, che la povera ignorante Andy aveva acquistato per pochi spiccioli**? Il simbolo del grande lavoro e del grande significato che c’è dietro a un maglioncino azzurro, che c’è dietro alla Moda. Beh, mi dispiace ma oggi la maggioranza del mondo fa shopping come Andy, pensando però di essere Miranda, che quella sia LA Moda. E questo con il benestare e l’incitamento del Diavolo, del sistema stesso. Perché anche i vari Oscar e gli Yves hanno abdicato al loro ruolo di visionari, di creativi, di innovatori, di artigiani, per pensare più che all’azzurro, e al suo intrinseco significato, al verde dei milioni di dollari.

La moda oggi ci viene “raccontata” da celebrities e influencers che non sanno chi è Margiela o Yohji Yamamoto, che probabilmente non hanno mai visto né toccato un capo di sartoria prodotto prima del 2001. Che ci consigliano di indossare stivaletti rossi perché sono “rossi”, di comprare giacche perché sono “carine”.

Vogliamo continuare a credere che questo sia moda? Vogliamo continuare a farci dire che rovistare nel cesto delle offerte del fast fashion possa farci avere stile? Di accontentarci di designers che dovrebbero “elevarci” e che invece producono in Bangladesh capi da sfilata di qualità uguale a quelli del cestone? Di pensare che chi ha K di followers e $ nel conto in banca possa essere il nostro unico modello di riferimento. Soprattutto che abbia il diritto di essere l’unico modello di riferimento.

Perché anche i Salvador vincono. E parlano da “influencer”. Davanti a 20 milioni di persone.

 

*Discorso originale in inglese: “We live in a world of disposable music, fast food music without any content, so I think this could be a victory for music, with people that make music that actually means something. Music in not fireworks, music is feeling, so let’s try to change this and bring music back, that’s what matters”.

** Da Il Diavolo veste Prada – scena del maglione ceruleo: “Oh, ma certo, ho capito: tu pensi che questo non abbia nulla a che vedere con te. Tu apri il tuo armadio e scegli, non lo so, quel maglioncino azzurro infeltrito per esempio, perché vuoi gridare al mondo che ti prendi troppo sul serio per curarti di cosa ti metti addosso, ma quello che non sai è che quel maglioncino non è semplicemente azzurro, non è turchese, non è lapis, è effettivamente ceruleo, e sei anche allegramente inconsapevole del fatto che nel 2002 Oscar de la Renta ha realizzato una collezione di gonne cerulee e poi è stato Yves Saint Laurent se non sbaglio a proporre delle giacche militari color ceruleo. […] E poi il ceruleo è rapidamente comparso nelle collezioni di otto diversi stilisti. Dopodiché è arrivato a poco a poco nei grandi magazzini e alla fine si è infiltrato in qualche tragico angolo casual, dove tu evidentemente l’hai pescato nel cesto delle occasioni, tuttavia quell’azzurro rappresenta milioni di dollari e innumerevoli posti di lavoro, e siamo al limite del comico quando penso che tu sia convinta di aver fatto una scelta fuori delle proposte della moda quindi, in effetti, indossi un golfino che è stato selezionato per te dalle persone qui presenti… in mezzo a una pila di roba“.

 

Foto copertina:

Comme des Garçons, backstage 1987; Issey Miyake by Irving Peng

 

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One comment

  1. This article/essay is one of the best pieces I’ve read on your blog and one of the best critical pieces I’ve read regarding fashion. You wouldn’t believe how much I’ve thought the same, you just wrote and put it brilliantly bringing amazing arguments on the table that really made me think and reconsider further what I buy.

    The analogy between fast food music and today’s fashion is so on point. I swear my husband and I also compared both previously and how millenials seem to value so damn little real music (I wrote a status about that on Facebook two weeks ago regarding no one making real music anymore, since I was listening to Brian May playing guitar and wondering if real music is dead, because factories of ready made Taylor Swifts and Rihannas have decided to monopolize what music should be and most people seem to sadly buy it). In fact, I’ve called disposable fashion and disposable brands the ‘Justin Bieber’ of fashion (my favorite ones, which I feel are doing passionate and genuine work, my favorite band: Radiohead lol).
    Honestly, I feel awful for buying sometimes at Zara or Mango (I seldom buy anything from there anymore, though) and I think to myself whilst browsing their site: What is all this? 99% of these clothes are to buy and wear today and throw away in a few months time. Why do people value so little the real things? Those (music, garments, films, art) that are the product of passion and love and authenticity? It’s even like that regarding art in general. Few will value a critical, thoughtful, and society reflecting artwork more than a random abstract painting that just would look cool or ‘nice’ on a wall. Our society is hopelessly decadent and empty.
    I try not to be so cynical about it and be optimistic, because our current shopping and consumerist habits are unsustainable. The culture has to change and I can only be glad that you are helping that with this article.
    Thank you for writing such an amazing piece that is the best food for thought. x

    Laura