Fashion

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22 agosto 2017

La moda che non mi piace più

margiela_1994

Se dovessi rispondere alla domanda “ti è sempre piaciuta la moda?” non saprei cosa dire. Non sono mai stata una ragazzina che guardava le foto delle riviste e sognava di indossare magnifici abiti da sera scintillanti. Tutt’altro. In casa mia però, con due genitori giornalisti, circolava una considerevole quantità di giornali dove, in tempi di assenza di social network, anch’io mettevo continuamente dentro il naso. Leggevo le riviste di moda perché – un tempo – erano ricche anche di articoli di cultura, di reportage, di notizie da leggere e non solo di indicazioni sommarie su quale fosse l’ultimo trend imperdibile. Gli editoriali di moda li osservavo con attenzione, forse più curiosa e scientifica, che con l’obiettivo del sognare “cosa indosserei io”. Mi affascinava l’idea di bello che trasmettevano, fotografie sulle quali potevo affinare la mia personale idea di gusto. Alcune mi piacevano più di altre. E mi aiutavano a capire cosa rappresentasse per me “la bellezza”, in senso artistico.

La moda delle passerelle e degli stilisti erano completamente slegate dalla mia vita quotidiana. Ero una ragazzina e non erano fonte di ispirazione reale. Le poche volte che trovavo un brand che mi piacesse – all’epoca di sicuro non l’avrei chiamato brand – cercavo di trovare un punto vendita. E ai tempi per trovare questo tipo di informazioni ti toccava chiamare il numero di telefono fisso aziendale e chiederlo a qualcuno a voce. Per questo poi intorno al 2008-2009 mi sono appassionata ai blog, perché parlavano invece alla mia quotidianità. E con l’online shopping trovare un capo e comprarlo era diventato finalmente semplicissimo. Ne ero entusiasta.

In questa fine estate del 2017 ho acquistato online un paio di pantaloni di una designer californiana che produce capi in maglia utilizzando filati ottenuti con tecniche locali e antiche. Mi sono quasi commossa quando ho toccato per la prima volta il loro tessuto: estremamente morbido, spesso e resistente, mi è subito venuta in mente la parola lusso. Si tratta di semplicissimi pantaloni di cotone e cashmere con la culisse in vita, che ho acquistato per indossarli in casa. Un lusso estremamente privato e personale, da non esibire, che sarà comodo e utile, oltre che bello. E mi renderà felice.

Poco di ciò che riguarda la moda negli ultimi tre-quattro anni mi ha reso felice. Quando ho aperto il blog conoscevo una manciata di stilisti, ne sapevo poco di storia della moda. Poi ho cominciato a leggere, a informarmi, a un certo punto vedevo una scarpa, una giacca e sapevo anche riconoscere di quale designer fosse, di quale ultima collezione. È utile nella vita? No. Ti sembra lo possa essere quando lavori nel sistema moda e quando quello diventa il tuo quotidiano, la tua “normalità”. Sapere tutto e aspirare a indossare quel tutto e dimostrare che… Dimostrare che cosa? Da quando ho cominciato a chiedermelo mi sembra finalmente tutto più chiaro.

Non posso amare la moda mainstream attuale, se è diventata una realtà e un’industria che, come tutte le altre – cibo, cinema, informazione, media – è interessata a una cosa soltanto: convincere le persone a comprare qualcosa. Con ogni mezzo, con ogni tattica. È un po’ sempre stato così, certo, però un tempo chi voleva vendere un formaggio ci teneva a farlo bene, con i migliori ingredienti possibili, a farlo buono. Perché chi mai avrebbe comprato un alimento fatto male e che faceva male? Oggi lo si fa normalmente. Perché non siamo più (stati) abituati a scegliere tra buono e… comodo, facile, trendy. Così gli abiti ora è sufficiente che siano belli e belli in foto. E belli nelle fotografie lo riescono a essere tutti, da quelli dello stilista che vende T-shirt a 600 Euro, indossati da influencers e celebrities, a quelli delle catene del fast fashion, indossati dalle stesse influencers e celebrities, le foto scattate uguali nei magazine e lookbook, dagli stessi fotografi per entrambe le parti. Gli abiti oggi si devono vedere e poi si devono far vedere. Ma non si toccano più. Non ci si vive più dentro.

Tutto questo non mi rende felice, né tantomeno orgogliosa di volerne fare parte. Ho visto le foto di street style dell’ultima fashion week di Copenhagen qualche giorno fa. Quando ho cominciato il blog avrei saputo definirvi precisamente quale fosse lo stile “scandinavo”. Oggi quelle foto di Copenhagen potrebbero essere state scattate a New York, a Milano, ovunque. Non possedevano nessuna connotazione locale di stile. Come quello “francese” che viene ormai insegnato in ogni parte del mondo con articoli pubblicati ad hoc a ritmo frenetico. Questa concezione di moda nella quale gli stilisti di maison prestigiose sono costretti a pressioni economiche sempre più forti, non sono più considerati artisti ma vengono manovrati, sostituiti e gettati via come burattini del marketing, dove le ragazze esibiscono trenta paia di jeans nell’armadio, dove si considera una conquista del mondo moderno l’acquisto di una maglietta che costa 5 Euro; semplicemente, lo ripeto, tutto questo non può rendermi felice. Il mio mondo e il mio modo di vestire e di fare acquisti – almeno il mio – posso scegliere di modificarlo. Sul mio blog – almeno sul mio – l’incitamento alla concezione dello shopping compulsivo come cura che “ci fa stare meglio”, che i vestiti servano a regalarci uno status di gloria temporaneo e poi possano finire in una discarica dopo che li si è indossati un’unica volta soltanto per un party e una foto su Instagram e poi non ci servono più, beh questa concezione mi rifiuto di portarla avanti e di comunicarvela come giusta, come l’unica via possibile. Perché non lo è.

 

 

Foto: Maison Margiela, 1994.

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23 comments

  1. Non essere triste E. tutto questo fa parte della crescita personale dei più fortunati. Un giorno ci si sveglia e ci si rende conto che siamo stati manipolati per diventare CONSUMATORI! Ovvero mucche da mungere per arricchire i soliti pochi. Il tuo amore per il bello da ora in poi sarà accompagnato dalla parola buono. Come per il cibo ci sono tante piccole realtà artigiane che producono i loro capi con amore e eticità. Comprare un abito da loro sarà come comprarlo in una boutique esclusiva perché non ne esisteranno milioni di capi fatti magari sfruttando i bambini o le donne cinesi o di qualche paese per i quali i diritti umani non hanno significato. Quindi fai quello che hai sempre fatto scova nel mondo le cose belle ma fatte home-made. Sicuramente ci stupirai. Forza e coraggio E la felicità è dietro l’angolo!!!

    Monica Cirillo
    • Oh sì, davvero sono già molto più felice con questa consapevolezza!

      Erica Blue
  2. Tu hai perfettamente ragione. Il guaio è che molte persone bombardate da ogni genere di pubblicità non riesce a capire ciò che è bello e ciò che è brutto.
    Cioè non sanno più scegliere . Cosa molto grave che riguarda qualunque genere. Se la gente capisse quello che sta loro succedendo e si riprendesse il sacrosanto diritto di scegliere con la propria testa , “forse” avremo anche una società migliore.

    Paola
    • già, concordo.

      Erica Blue
  3. Non potrei essere più d’accordo. Proprio oggi ho contattato una piccola ditta portoghese per acquistare un cappotto artigianale, che si porta dietro tutta una filosofia e una storia che amo.
    La cosa buffa è che a me dei vestiti è sempre importato poco o niente, invece da quando mi interesso di moda sostenibile faccio molta più attenzione a come mi vesto. Sarà anche che pagando di più devo per forza fare scelte più oculate

    Laura
    • Infatti, succede anche a me ora, sto più attenta e il risultato è decisamente migliore.

      Erica Blue
      • Però ora sarei curiosa di sapere chi è questa designer :)

        Laura
        • Lauren Manoogian!

          Erica Blue
  4. Grazie per il post.

    Fede
    • grazie per averlo letto!

      Erica Blue
  5. purtroppo questo globalization faceva male a tutti. quello che era francese o italiano che potevi trovarlo solo a quelle paese , ora si trova dapertutto e vestita da qualsiasi persona che pensa di essere ‘influencer’ o che ne so cosa, oppure chi compra followers su instragram per essere ‘public figure’ … davvero ci viene a vomitare, eppure pensano di essere orgogliosi di avere una scarpa che si e comprata da tutti. questo non é piu moda, é una schifezza e credo che tanti come blogger hanno fatto male tutto.
    Brand come Dolce & Gabbana, e tanti altri che fanno tutto in China che costa un nulla, tutto polyester e scarpe nemmeno piu made in Italy o ‘leather’ , vengono venduti Euro che ne so quanto solo perche é scritto D&G o o o …. davvero tutti devono smettere a comprare solo per comprare, cosi anche il marketing di queste aziende capiscono che non si puo continuare cosi…. e le blogger stupide che hanno piu di mille borse tutti regalati e che giocano con le morale di ragazze che non possono offrire nemmeno una borsa essere depresse perche non possono avere una vita cosi…. come quella blogger CHIARA FERRAGNI che copia il design di altri e si dice di essere designer di scarpe…. e davvero non accetabile….

    princess TiTi
  6. fortuna che ci sono ancora articoli come i tuoi. e il tuo blog. concordo pienamente in quello che hai scritto, ormai l’immagine ha pienamente superato la qualità e realtà delle cose. è tutto superfluo e leggero ma nel senso più se vogliamo “squallido” del termine.

    erika
    • vero purtroppo, quando in un centro commerciale vedo solo vestiti di plastica viene sempre in mente anche a me la parola squallido.

      Erica Blue
  7. Credo di capire bene la tua sensazione. Mi rispecchio nel tuo discorso perché è da tempo che l’andamento del fashion system mi ha delusa moltissimo, dal punto di vista estetico ma soprattutto per quanto riguarda l’etica e la sostenibilità, tematiche a me carissime in ogni aspetto della mia vita.
    Fortunatamente esiste ancora un blog autentico e originale come il tuo. Ogni post è una perla che risplende in un marea di ciarpame e contenuti spazzatura degni delle piattaforme online e offline odierne.

    Valerie
    • Grazie Valerie!

      Erica Blue
  8. Complimenti, finalmente una fashion blogger con la testa. Non sono nessuno per suggerirti contenuti, ma credo che in molti apprezzerebbero più articoli con suggerimenti, nomi e quanto altro legato alla moda sostenibile. Complimenti ancora per essere originale e non temere di essere differente!

    Marta
    • Grazie, sì ho pubblicato già diversi post con suggerimenti e cercherò di farne altri in futuro!

      Erica Blue
  9. Lieta di leggere queste parole! Controcorrente ma che sento mie. Sono cresciuta senza soldi e i vestiti si facevano in casa con la zia che cuciva, si immaginavano, si vedevano crescere. Adesso è diverso, non peggio ma un altro mondo per quel che mi riguarda. Occorre consapevolezza e autostima che forse non tutti (specie i più giovani non hanno). Però spesso anche con quello che manca la qualità che spesso ormai non si trova più sia nelle catene che nel lusso. Ciao

    Chiara
    • Infatti, la qualità è da andare a cercare oggi. Per feortuna da qualche parte ancora esiste, anche la mentalità di un tempo. Peccato solo abbia poco spazio tanto che la si sta cancellando piano piano…

      Erica Blue
  10. Ciao stellina. Già in passato mi ero complimentata perché, a differenza della maggior parte dei blog, il tuo presenta anche bei contenuti. La mia “maggiore” età e il mio personale percorso mi portano ad essere assolutamente d’accordo, anche se a volte a noi donne, nel farci prendere dalla sindrome di “shopping compensativo”, ci dimentichiamo della qualità e ricadiamo nel low trash. Bel post. Prendo nota della stilista e se vuoi segnalarmi qualche altro nome mi fa solo piacere. Buona settimana stellina.

    La Zietta
    • E’ vero forse anche è un po’ l’età, dopo i 30 noto che c’è maggiore consapevolezza. A volte “cadere” è fattibile e umano, quello che non approvo è quando viene considerato l’unica normale visione. Grazie Zietta!

      Erica Blue
  11. Serve aggiungere altro? Io mi sono veramente commossa invece nel leggere cotanta verità! Allora non sono la sola… E condivido appieno e mi unisco al coro ^_^

    Alessandra
    • :)

      Erica Blue